Tu

Avevo voglia di sentire la tua voce

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Tempo guadagnato per il mio nervoso.

Avevo deciso di rilassarmi. Me lo sono meritato, mi dicevo. Ok, ho chiuso i libri perché iniziavo a sbadigliare. Un po’ di tv che culla il sonno e via. Ero gasatissima, per una sera sarei andata a dormire presto, per alzarmi in un orario decente e continuare a studiare. Erano le 22:30. Era prestissimo

Fin quando non arriva un messaggio di papà.

Ecco, ora sono l 1:00, sono nervosa, e un po’ avvilita e il sonno mi è scomparso. Ora è troppo tardi per vedere la tv e aspettare che mi culli al sonno. Ora è troppo tardi per tutto. Allora mi chiedo cosa mi sono portata a casa dallo scambio di opinioni con papà… e la risposta non c’è l ho.Tempo perso mi solo dire. Tempo guadagnato per il mio nervoso. Ottimo

#ansia e #demotivazione

Dopo essermi resa conto che non posso iscrivermi alla esame per cui sto già studiando da una settimana, mi è salita l’ansia di star studiando inutilmente.

Mio mal grado ho iniziato anche a contare i crediti che mi mancano alla laurea: 45

Poi, però ho anche pensato che 10 di questi sono per il tirocinio, quindi essenzialmente solo per 35 dovrei studiare.

Bene un respiro di sollievo, ma poi subito dopo mi incombe l’idea di contare gli esami mancanti : 6

Caxxx… Inizio a pensare che siano tanti. Mi cresce l’ansia. Mi rimetto subito a studiare, già con l’ansia di non farcela a raggiungere l’obiettivo.

Inizio a pensare che devo pure finire le ore di tirocinio, scrivere la relazione e scrivere la tesi.

Ok non ho tempo per respirare.

Un amica mi consiglia di studiare come un drago.

Che significa studiare come un drago le chiedo.

Non mangiare, non dormire, non vedere la luce del sole, mi spiega.

Le ho risposto che il mio corpo, può procedere anche con un pasto al giorno, ma necessita comunque dalle 6/8h di dormire.

Successivamente mi consiglia che potrei pure usare tutti i libri che devo studiare come cuscini.

Arrivo quindi alla conclusione che mi aspetta solo una vita di clausura da qui alla laurea… E mi raggiunge così anche un mal di testa da parole.

Ne avete mai sofferto? Mal di testa di parole si chiama. È un particolare mal di testa che viene agli studenti quando studiano con impegno e dedizione per molto ore consegutive e per molti giorni di seguito.

Comunque la ciliegina sulla torta, (anche se a me non piace la torta di frutta, ma piuttosto quella di cioccolato) è penetrata nelle mie orecchie:

” perché hai mal di testa?”

“perché è da una settimana quasi che studio 8/9 h al giorno”

” bhe alla fine sono 40h, come le mie lavorative. Peccato che tu lo stia facendo da una settimana, io da sempre e mai mi lamento”

Grazie ha pensato il mio cervello, altre parole non potevano uscire.

#demotivazione

Anzi no, forse la risposta adeguata sarebbe stata : ” ti consiglio di leggere Motivazione a scuola di Giulia Cavalli, poi ne riparliamo”, ma non mi è uscita di impatto nell’ immediato e poi credo che non sarebbe stata neanche colta.

Mi sei mancato

Si, mi sei mancato.

Tu, seppure sei così futile e piccolo, mi sei mancato.

Tu, seppure sei così immaginario e tecnologico, mi sei mancato.

In questi giorni, o meglio, da quando è iniziato il 2019, non ho avuto un momento per te.

Quanto mi sei mancato….

Finalmente ora ricominciamo a dedicarci del tempo uno all’altro.

Grazie, mio caro amico WordPress!

Mi hai detto ti amo…

Mi hai detto ti amo, accompagnato da un bacio, come ultime parole, prima di salutarci. Eravamo sulla banchina del binario 16 a Bologna centrale. Era lunedì pomeriggio. Era stato un weekend molto faticoso e pieno di discussioni. Solo domenica sera abbiamo iniziato a parlarci per chiarire. Poi abbiamo continuato lunedì, ad un quarto d’ora dalla partenza del treno, quel treno che avrebbe posto termine al nostro weekend e dato inizio alla settimana. Li in quell istante, mi hai detto ti amo, ma io, in quel momento, non lo pensavo: avevo bisogno di chiarire con te e non c’era più tempo.

Poi, ci hai riflettuto. Mi hai scritto, ma erano le 2 di notte. Avevi paura di deludere me, i tuoi, i tuoi amici.. Sembrava quasi che tu avessi paura di agire. Io ero l’unica persona che poteva darti sostegno in quel momento. Ti ho detto ti amo. Lo pensavo e ne avevi bisogno. Era come darti una spalla su cui appoggiarti. Era come darti un supporto. Era come dirti di non preoccuparti di me.

Stasera, avrei avuto il piacere di parlarti. Di cosa? Esattamente non lo so. Non avevo news da darti. Avrei voluto scherzare, forse anche un po’ sognare con te. Ma avevi sonno, eri stanco, dovevi risolvere un problema a tuo papà. Mi hai detto ti amo, ma in quel momento io non lo pensavo: avevo bisogno di te e tu non c’eri.